Scrivere per disinfettare le ferite. Per ricucire l'anima. Per tonificare il cuore. Tutto qui.
venerdì 7 dicembre 2012
sabato 1 dicembre 2012
I malati di vittimismo (o false vittime)
Siamo quello che facciamo. Siamo azione. O meglio: parola che diventa azione. Se ripenso al mio cammino fin qui credo che il filo che lega ogni parentesi delle infinite vite che ho vissuto sia questo: non accettare passivamente le cose. Reagire. Quindi agire.
E questo, in fondo, mi è sempre stato chiaro.
Invecchiando però ho capito che questo atteggiamento nei confronti del vivere non è solo una condizione che sempre ho preteso da me stessa ma è un qualcosa di più. E’ un’indole che ricerco negli altri. Quegli altri con i quali fare un pezzo di strada. Un’attitudine essenziale per proseguire il dialogo. Una caratteristica indispensabile per continuare il passo condiviso.
E così ho capito il perché di certi miei abbandoni, in amicizia come in amore, che prima ancora di divenire concreta scelta già si facevano spazio prepotentemente nella mia testa quale preludio alla fine. E così alla fine ho sempre messo concretamente il punto. Quasi d’istinto direi, talvolta sorprendendo anche me stessa.
Però adesso mi è chiaro: i malati di vittimismo (da non confondere con le vittime vere) non mi piacciono, sminuiscono il mio modo di intendere l’esistenza. Tolgono le ali al sogno. Soffocano il respiro.
Perché i malati di vittimismo non sono in realtà vittime ma inconsapevoli presuntuosi travestiti da vittime (e in questo sta la loro patologia), persone convinte che tutto gli sia dovuto, inclini al piangersi addosso, che parlano di sacrificio senza conoscerne il significato.
Persone troppo prese da loro stesse per allargare lo sguardo un po’ più in là.
E quando questo si fa chiaro in me scatta lo stop. Inevitabilmente.
Spesso non sono capita perché, tra l’entusiasmo che mi spinge all’incontro e alla condivisione nella piena convinzione dell’altrui specialità e la constatazione dell’inesistenza di tale caratteristica, non riesco ad inserire un piano di mezzo che spieghi il perché di certe mie reazioni che non sia il silenzio.
Su questo dovrò lavorare. E anche molto.
E a qualcuno, forse, mi toccherà anche chiedere scusa.
Prima o poi.
sabato 24 novembre 2012
A larghe pennellate
Da un punto
a una virgola
passando per i due punti:
districando e schiarendo
evidenziando le sfumature
riavvolgendo il senso
attraversando la difficoltà.
A larghe pennellate
di vita.
Guardare in faccia il sacrificio
trasformandolo in possibilità.
Rivalutare la fatica.
Amare tutto
-perché tutto è passo
e movimento-
imparando a distinguere
il sentimento puro
e celato
dalla finzione mascherata
e ostentata.
Chiudere la porta
quando è il momento
trovando il coraggio di decidere.
Stringersi in un abbraccio
anche prima di andarsene
e mostrarsi di schiena.
A larghe pennellate
di vita.
Perché come dice
Manuela il pennello
nello smalto per unghie
deve essere largo.
Per non lasciare vuoti.
E cosi nella vita.
Aggiungo io.
sabato 10 novembre 2012
Il punto di domanda
Sorridesti
ed i tuoi occhi
si illuminarono
così non capii
che avevi il cuore
spezzato.
Poi fu silenzio.
Il mio vagare.
Il punto di
domanda
su di me
su di noi
che tacitamente
rinnovavo.
Non capimmo.
Non potevamo capire.
Gli anni chiusi
mentendo al nostro meglio
per poter sopravvivere
alla bufera
ci hanno snaturato
inevitabilmente.
Ed è ipocrita e banale
far finta
che così non sia.
L’Anima
-quella vera
si è pietrificata.
Stenta a manifestarsi.
Ora tornare alla
luce gridando
-sono io, eccomi,
sono così,
porto in grembo
il tormento
il segreto
la bugia-
diventa quasi
impossibile.
Io ti ho visto
e tu lo sai.
-Guarda meglio dentro me,
analizza il mio dettaglio-
Vorrei dirti, adesso.
Ma resta
quel punto di domanda
a tormentarmi.
E non so risolvermi.
Non da sola.
sabato 6 ottobre 2012
Riparazioni
Sono i difetti ad unire
-cose da risistemare
forse anomalie nel motore
che ne rallentano il funzionamento.
A me piacciono le riparazioni
e mi affido alle revisioni
all’esame della moltitudine di pezzi
che ci compongono.
Amo le vecchie officine
e le vecchie auto
che dal ricovero in esse
escono luminose e rombanti
grintose e pronte alla nuova sfida.
Amo il passo falso
e la virtù risollevata
-salva perché dall’imperfezione
baciata.
Amo la caduta e i lividi
la fatica e la polvere
che l’asfalto regala
sulla strada del chissà.
Amo le lacrime trattenute
gli abbracci stritolanti
che uniscono prima le anime
e solo dopo i corpi.
Amo il rischio e il suo contrario
il fallimento quando in sé è già rivincita
e amo il torto
se non si oppone alla ragione.
Amo le buche dei percorsi
pronte a tenderci l’agguato
la testa fra le nuvole
e i piedi ben saldi sulla terra.
-cose da risistemare
forse anomalie nel motore
che ne rallentano il funzionamento.
A me piacciono le riparazioni
e mi affido alle revisioni
all’esame della moltitudine di pezzi
che ci compongono.
Amo le vecchie officine
e le vecchie auto
che dal ricovero in esse
escono luminose e rombanti
grintose e pronte alla nuova sfida.
Amo il passo falso
e la virtù risollevata
-salva perché dall’imperfezione
baciata.
Amo la caduta e i lividi
la fatica e la polvere
che l’asfalto regala
sulla strada del chissà.
Amo le lacrime trattenute
gli abbracci stritolanti
che uniscono prima le anime
e solo dopo i corpi.
Amo il rischio e il suo contrario
il fallimento quando in sé è già rivincita
e amo il torto
se non si oppone alla ragione.
Amo le buche dei percorsi
pronte a tenderci l’agguato
la testa fra le nuvole
e i piedi ben saldi sulla terra.
venerdì 21 settembre 2012
Contatto
Con consapevolezza
-raggiunta a fatica
riconoscere che stringo
tra le mani qualcosa
di immensamente
grande e radioso.
Superare le barricate
-che sono limite e nodo
dimenticando ansia e attesa.
Quiete intorno.
Dubbi a riposo.
Poi le cose accadono.
Meravigliose.
E’ così che si parte.
E mi sorprendo.
Mi sintonizzo.
Ricevo il segnale.
Limpido e preciso.
Contatto e incantevole magia.
Persino il silenzio dice.
Una carezza regalata.
Un dolore condiviso.
Un abbraccio custodito.
Il vuoto che si colma.
E il segreto che unisce.
-raggiunta a fatica
riconoscere che stringo
tra le mani qualcosa
di immensamente
grande e radioso.
Superare le barricate
-che sono limite e nodo
dimenticando ansia e attesa.
Quiete intorno.
Dubbi a riposo.
Poi le cose accadono.
Meravigliose.
E’ così che si parte.
E mi sorprendo.
Mi sintonizzo.
Ricevo il segnale.
Limpido e preciso.
Contatto e incantevole magia.
Persino il silenzio dice.
Una carezza regalata.
Un dolore condiviso.
Un abbraccio custodito.
Il vuoto che si colma.
E il segreto che unisce.
domenica 9 settembre 2012
Oggi
Quanta bellezza
che si diffonde in me
oggi
mi colora
mi plasma
mi rassicura
rischiarando i pensieri.
e sciogliendo le paure.
“E’ tempo” dice.
“Abbandonati.
Rispondi sì. Non esitare
Non più”.
Sento che timidamente
chiami
da un po’.
E’ tempo
lo sai
e risponderò
questa volta
senza voltarmi
senza tremare.
Seppellirò il dubbio
e allungherò la mano
poi prenderemo la rincorsa
e sarà volo.
E volando
cercheremo
di imparare
la vita
e l'attimo.
E l’infinito
indecifrabile
amore.
Anche.
che si diffonde in me
oggi
mi colora
mi plasma
mi rassicura
rischiarando i pensieri.
e sciogliendo le paure.
“E’ tempo” dice.
“Abbandonati.
Rispondi sì. Non esitare
Non più”.
Sento che timidamente
chiami
da un po’.
E’ tempo
lo sai
e risponderò
questa volta
senza voltarmi
senza tremare.
Seppellirò il dubbio
e allungherò la mano
poi prenderemo la rincorsa
e sarà volo.
E volando
cercheremo
di imparare
la vita
e l'attimo.
E l’infinito
indecifrabile
amore.
Anche.
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