domenica 24 febbraio 2013

Sonoenonsono



Sono gelosa
-non possessiva
autoritaria
e spesso
irriverente.

Sono dolce
-a modo mio
protettiva
empatica
e volitiva.

Sono impaurita
spesso intimidita
di natura forte
ma delicata.

Sono la voce
Sono il silenzio.

Sono l’andata
-non sempre
il ritorno.
Sono la colpa
-qualche volta
il perdono.

Sono la sorte
e sono la sfida
tentare il salto
o coltivare per sempre
il rimpianto
per il volo mancato.

Sono la moneta 
lanciata in aria.
Testa o croce.

La vita poi deciderà.






sabato 12 gennaio 2013

Piuttosto che (chiarimenti sul senso del mio amore)


Ma piuttosto che
permettere
al mio amore
di consumarsi
nell’attesa di qualcuno
che ritorni a casa
la sera
banalmente
lontano da ogni slancio


Piuttosto che
accettare
lo sgretolarsi
del sentimento puro
dietro muri di finzione
discorsi
di ordinaria amministrazione


Piuttosto che

accogliere
la finta intimità
il sorriso falso
l’abbraccio simulato
la complicità morta
ma tenuta insieme
da catene
nella menzogna


Mille anni di lontananza
e assenza
ti prometto
Amore mio
meglio il tuo sorriso
regalato ad un’altra
meglio il tuo cuore
vivo che pulsa
per un’altra
e se così non potrai fare
allora
meglio io viva
e presente nel tuo cuore
meglio il tuo pensiero
sempre a me
che il tuo corpo
e la tua mente distanti
mentre mi dormi accanto 








giovedì 10 gennaio 2013

5 desideri per il 2013

Come ogni anno aderisco all'iniziativa della mia amica Zelda was a writer http://zeldawasawriter.com/ e scrivo qui i miei 5 desideri per il nuovo anno:

1) Dimostrare a me stessa che il sacrificio è già in sé premio. Possibilità e riscatto. Che lottare significa faticare sorridendo. E poi riprendere a volare. Leggera. Oltre ogni possibile difficoltà.

2) Abbandonare il calcolo e la rinuncia. Sperimentare l'arte del coraggio e arrendermi  all'Amore  che mi appartiene. Tenermelo e basta, lontano dalla paura. Sorridergli senza indugi e lasciarlo scorrere lieve in questo tempo infinito e nullo.

3) Acquistare la casa. Quella dove, oltre alla me di oggi, convivono tutte le altre me del tempo andato. Vita mia.

4) Essere parte attiva ed attivante nella realizzazione dei sogni delle persone a me care.

5) Imparare a navigare a vista.













                                 

sabato 1 dicembre 2012

I malati di vittimismo (o false vittime)



Siamo quello che facciamo. Siamo azione. O meglio: parola che diventa azione. Se ripenso al mio cammino fin qui credo che il filo che lega ogni parentesi delle infinite vite che ho vissuto sia questo: non accettare passivamente le cose. Reagire. Quindi agire.
E questo, in fondo, mi è sempre stato chiaro.
Invecchiando però ho capito che questo atteggiamento nei confronti del vivere non è solo una condizione che sempre ho preteso da me stessa ma è un qualcosa di più. E’ un’indole che ricerco negli altri. Quegli altri con i quali fare un pezzo di strada. Un’attitudine essenziale per proseguire il dialogo. Una caratteristica indispensabile per continuare il passo condiviso.
E così ho capito il perché di certi miei abbandoni, in amicizia come in amore, che prima ancora di divenire concreta scelta già si facevano spazio prepotentemente nella mia testa quale preludio alla fine. E così alla fine ho sempre messo concretamente il punto. Quasi d’istinto direi, talvolta sorprendendo anche me stessa.
Però adesso mi è chiaro: i malati di vittimismo (da non confondere con le vittime vere) non mi piacciono, sminuiscono il mio modo di intendere l’esistenza. Tolgono le ali al sogno. Soffocano il respiro.
Perché i malati di vittimismo non sono in realtà vittime ma inconsapevoli presuntuosi travestiti da vittime (e in questo sta la loro patologia), persone convinte che tutto gli sia dovuto, inclini al piangersi addosso, che parlano di sacrificio senza conoscerne il significato.
Persone troppo prese da loro stesse per allargare lo sguardo un po’ più in là.
E quando questo si fa chiaro in me scatta lo stop. Inevitabilmente.
Spesso non sono capita perché, tra l’entusiasmo che mi spinge all’incontro e alla condivisione nella piena convinzione dell’altrui specialità e la constatazione dell’inesistenza di tale caratteristica, non riesco ad inserire un piano di mezzo che spieghi il perché di certe mie reazioni che non sia il silenzio.
Su questo dovrò lavorare. E anche molto.
E a qualcuno, forse, mi toccherà anche chiedere scusa.
Prima o poi.







sabato 24 novembre 2012

A larghe pennellate


Da un punto
a una virgola
passando per i due punti:
districando e schiarendo
evidenziando le sfumature
riavvolgendo il senso
attraversando la difficoltà.

A larghe pennellate
di vita.

Guardare in faccia il sacrificio
trasformandolo in possibilità.
Rivalutare la fatica.
Amare tutto
-perché tutto è passo
e movimento-
imparando a distinguere
il sentimento puro
e celato
dalla finzione mascherata
e ostentata.

Chiudere la porta
quando è il momento
trovando il coraggio di decidere.
Stringersi in un abbraccio
anche prima di andarsene
e mostrarsi di schiena.

A larghe pennellate
di vita.

Perché come dice
Manuela il pennello
nello smalto per unghie
deve essere largo.
Per non lasciare vuoti.

E cosi nella vita.
Aggiungo io. 










sabato 10 novembre 2012

Il punto di domanda


Sorridesti 
ed i tuoi occhi 
si illuminarono 
così non capii 

che avevi il cuore 
spezzato. 

Poi fu silenzio. 

Il mio vagare. 
Il punto di 
domanda 
su di me 
su di noi 
che tacitamente 
rinnovavo. 

Non capimmo. 

Non potevamo capire. 
Gli anni chiusi 
mentendo al nostro meglio 
per poter sopravvivere 
alla bufera 
ci hanno snaturato 
inevitabilmente. 
Ed è ipocrita e banale 
far finta 
che così non sia. 
L’Anima 
-quella vera 
si è pietrificata. 
Stenta a manifestarsi. 


Ora tornare alla 
luce gridando 
-sono io, eccomi, 
sono così, 
porto in grembo 
il tormento 
il segreto 
la bugia- 
diventa quasi 
impossibile. 


Io ti ho visto 
e tu lo sai. 
-Guarda meglio dentro me, 
analizza il mio dettaglio- 
Vorrei dirti, adesso. 
Ma resta 

quel punto di domanda 
a tormentarmi. 


E non so risolvermi. 
Non da sola.