Se avessi le ali
per trasportare
in volo
il dolore stantio
e dargli aria
per alleggerire
i cuori
e togliere
lo sgomento
da tutti gli occhi
in attesa
assetati di vita
affamati di futuro
per stemperare
la paura
e rendere impotente
l’ingiustizia
per neutralizzare
la malattia
ed accendere
con vigore
la speranza
per rinvigorire
i corpi
ed illuminare
gli sguardi
per stringere
le mani
e baciare
i visi.
Ecco
se avessi le ali
io oggi
in quell’ospedale
avrei
accompagnato
in viaggio
tra il sole
e le nuvole
gonfie
bianche
e immacolate
molti cuori offesi
troppi
avrei fatto fare loro
giravolte
e danze
avrei cantato con loro
nel punto
più alto del cielo
per poi tornare
a sedermi
ancora
accanto a loro
nella corsia
in attesa
insieme a loro
custodendo
per sempre
il segreto
del salto
condiviso
verso
un domani
migliore
possibile
e tangibile.
Ma ali non ne avevo
e mi è rimasto
solo
il senso
di impotenza
per non aver potuto
fare niente
se non portarmi a casa
questo peso
che a nulla è servito
e a nulla servirà.
Scrivere per disinfettare le ferite. Per ricucire l'anima. Per tonificare il cuore. Tutto qui.
martedì 14 giugno 2011
sabato 11 giugno 2011
Tra me e me
Vorrei che questo incedere
fosse lento e consapevole
un procedere cauto
alla ricerca di me
prima dell’altro.
Vorrei intanto conoscere
e poi decidere
saper capire i silenzi
ma non esitare a chiedere.
Vorrei imparare
a disinnamorarmi dell’idea
e cominciare ad amare
la forma reale
la sostanza umana.
Vorrei essere pronta
ad abbracciare i limiti
a commuovermi
per ogni debolezza intravista
e solo dopo innamorarmi.
Vorrei comprendere
e poi dimenticare
lasciare scorrere il momento
come un fiume
che ineluttabilmente
mi porti altrove
via dal mio mondo chiuso
a braccia tese
oltre le prigioni mentali.
E poi non vorrei più aver paura
di abbandonarmi
ad orizzonti nuovi e inaspettati
misteriosi e sconosciuti.
Ma forse
solo apparentemente
estranei.
fosse lento e consapevole
un procedere cauto
alla ricerca di me
prima dell’altro.
Vorrei intanto conoscere
e poi decidere
saper capire i silenzi
ma non esitare a chiedere.
Vorrei imparare
a disinnamorarmi dell’idea
e cominciare ad amare
la forma reale
la sostanza umana.
Vorrei essere pronta
ad abbracciare i limiti
a commuovermi
per ogni debolezza intravista
e solo dopo innamorarmi.
Vorrei comprendere
e poi dimenticare
lasciare scorrere il momento
come un fiume
che ineluttabilmente
mi porti altrove
via dal mio mondo chiuso
a braccia tese
oltre le prigioni mentali.
E poi non vorrei più aver paura
di abbandonarmi
ad orizzonti nuovi e inaspettati
misteriosi e sconosciuti.
Ma forse
solo apparentemente
estranei.
martedì 7 giugno 2011
Senza che si sappia
Quando provo a bloccarmi
e tento di interrompere il pensiero
non ho scampo comunque
perché va la parola
anticipando il senso
e completandolo
puntualmente.
È tutto un correre
e un rincorrere
fermarmi mai
io non potrei davvero.
È solo dondolando
avanti e indietro
mischiando idee astratte
e pastasciutte saporite
che mi sento appagata
nella cognizione dell'attimo.
Stare ferma non è per me
così qualche volta
parto anche da sola
senza che si sappia.
Ed è proprio allora
che circumnavigo
il mio mondo
compio salti mortali
e tuffi inimmaginabili
risolvo enigmi e misteri
svelo i segreti più reconditi.
E poi quando torno
sfinita dal mio ampio vagare
è sempre molto prima
che la percezione degli altri
rilevi la mia avvenuta partenza.
e tento di interrompere il pensiero
non ho scampo comunque
perché va la parola
anticipando il senso
e completandolo
puntualmente.
È tutto un correre
e un rincorrere
fermarmi mai
io non potrei davvero.
È solo dondolando
avanti e indietro
mischiando idee astratte
e pastasciutte saporite
che mi sento appagata
nella cognizione dell'attimo.
Stare ferma non è per me
così qualche volta
parto anche da sola
senza che si sappia.
Ed è proprio allora
che circumnavigo
il mio mondo
compio salti mortali
e tuffi inimmaginabili
risolvo enigmi e misteri
svelo i segreti più reconditi.
E poi quando torno
sfinita dal mio ampio vagare
è sempre molto prima
che la percezione degli altri
rilevi la mia avvenuta partenza.
domenica 5 giugno 2011
Quando si parla di corrispondenze vere la meraviglia non tarda a manifestarsi
Tutto sbagliato, pensavo. Tutto da rifare. Questo
pensiero ossessivo mi accompagnava mentre aprivo gli occhi e offrivo la mia essenza a
questo nuovo giorno uggioso e faticoso. Tutto sbagliato. E intanto bevevo il
caffè. Ormai dalle domande ero giunta alle risposte e alla conclusione. Tutto
sbagliato. E da dove ricominciare. Da dove. E verso dove. E’ stato allora che ho acceso il computer. Le mie amiche
quelle vere, non solo virtuali, intendiamoci, erano lì. Si cazzeggia anche così
in una giornata che sa di novembre e di pensieri pesanti. Poi abbiamo iniziato
una sorta di dialogo epistolare che ci ha condotto attraverso i canali del
sorriso, della risata, della commozione. Ma soprattutto della complicità.
Lanciavo, senza quasi rendermi conto, una richiesta straziante di aiuto, e loro
ricevevano e rispondevano, in sincronia. Unite e forti. Allora ho capito che
non c’è niente di sbagliato. Benigni mi ha ricordato che bisogna essere felici
anche per soffrire e che non bisogna avere paura di soffrire. Tutto il mondo
soffre. Ecco, io non so bene come si senta tutto il mondo in questo lento
patire però sono certa che le mie amiche hanno gioito e patito con me, che
vivono, faticano amano e soffrono come me e con me. Questo è bastato ad
illuminare me e la mia giornata. E ringrazio anche questa tecnologia, talvolta
balorda, che ci ha permesso di esserci, nel preciso momento di necessità. Ed è esattamente
così: quando si parla di corrispondenze vere la meraviglia non tarda a
manifestarsi.
giovedì 2 giugno 2011
Atti eroici
Quanta fatica
quanti passi
quante parole
apro e chiudo libri
butto lì qualche pensiero
su di un foglio bianco.
Mi specchio
e mi riconosco ancora
ultimamente però
sono più fragile.
È strano come anche il bene
a volte possa affaticare
e quasi creare dolore.
Mi specchio ancora
ma più in profondità
e così vedo qualcosa
un accenno
che somiglia alla paura.
Ecco mi dico
non impariamo mai
come disperata necessità
invochiamo l’abbandono
e poi
quando è lì a portata di mano
quasi ci tiriamo indietro.
Inventiamo distanze incolmabili
troviamo la scusa
ci giustifichiamo
per la nostra incapacità
di compiere atti eroici
come quello di amare
o di lasciarsi amare.
Mi rispecchio
ancora
e nello scrigno profondo
del mio sentire
intimo e inviolabile
si apre timido un sorriso
e già mi pare di vedere
la mia mano tesa
e il cuore
pronto a ricevere
e a dare ancora
nonostante la ferita
il cui segno è indelebile.
E nonostante la paura
che forse
altro non è
se non il rovescio
della stessa medaglia.
quanti passi
quante parole
apro e chiudo libri
butto lì qualche pensiero
su di un foglio bianco.
Mi specchio
e mi riconosco ancora
ultimamente però
sono più fragile.
È strano come anche il bene
a volte possa affaticare
e quasi creare dolore.
Mi specchio ancora
ma più in profondità
e così vedo qualcosa
un accenno
che somiglia alla paura.
Ecco mi dico
non impariamo mai
come disperata necessità
invochiamo l’abbandono
e poi
quando è lì a portata di mano
quasi ci tiriamo indietro.
Inventiamo distanze incolmabili
troviamo la scusa
ci giustifichiamo
per la nostra incapacità
di compiere atti eroici
come quello di amare
o di lasciarsi amare.
Mi rispecchio
ancora
e nello scrigno profondo
del mio sentire
intimo e inviolabile
si apre timido un sorriso
e già mi pare di vedere
la mia mano tesa
e il cuore
pronto a ricevere
e a dare ancora
nonostante la ferita
il cui segno è indelebile.
E nonostante la paura
che forse
altro non è
se non il rovescio
della stessa medaglia.
giovedì 26 maggio 2011
E' esattamente così
Scivolare sull’onda
abbandonarsi alla marea
lasciarsi trasportare dal vento.
Chiudere gli occhi
immaginare l’arcobaleno
rimanendo in balia delle correnti.
Poi aprire la bocca
per un attimo solo
e spaventarsi per l’acqua
che si insinua dentro
togliendo il respiro.
Sentirsi spingere giù
nella temuta profondità.
Riaffiorare con gli occhi irritati dal sale
allontanando la paura
a colpi di tosse
e naso colante.
Guardarsi intorno
superare l’angoscia
intravedendo l’incanto
e donarsi all’onda
di nuovo.
Poi sorridere
socchiudere le labbra
e restare in attesa
sfidando l’ignoto.
abbandonarsi alla marea
lasciarsi trasportare dal vento.
Chiudere gli occhi
immaginare l’arcobaleno
rimanendo in balia delle correnti.
Poi aprire la bocca
per un attimo solo
e spaventarsi per l’acqua
che si insinua dentro
togliendo il respiro.
Sentirsi spingere giù
nella temuta profondità.
Riaffiorare con gli occhi irritati dal sale
allontanando la paura
a colpi di tosse
e naso colante.
Guardarsi intorno
superare l’angoscia
intravedendo l’incanto
e donarsi all’onda
di nuovo.
Poi sorridere
socchiudere le labbra
e restare in attesa
sfidando l’ignoto.
venerdì 20 maggio 2011
Per dirti
Questo pensarti
pesantemente
chiusa
nei tuoi
turbolenti pensieri
mi duole
come un masso
che schiacciandomi il petto
mi impedisce il respiro.
Vorrei raccontarti
la leggerezza
ma conosco
il peso anch’io
e so che quando
è troppo
ci risulta quasi
impossibile
vedere al di là
del nostro oggi
faticoso e lento.
Ma ci sono luci
e colori
oltre le barriere
e le montagne
oltre i limiti
che ci vengono imposti
e che ci imponiamo.
Ci sono fiori meravigliosi
e profumi
e c’è vita.
C’è ancora vita
rinnovata e rinnovabile.
Torneranno
la calma
il sorriso
le mani da stringere.
Tornerà l’ansia di fare
la voglia d’amare
torneranno gli abbracci.
Tutto tornerà
come sempre torna
l’imprescindibile
si rinnova la magia
riaffiora il sogno.
Sono attimi
questi
e sono già proiettati
verso altri momenti.
Il tutto sta già cambiando
e dopo dovrai solo
lasciare entrare
la luce
farla crescere
e prendere fiato.
Sarà cosi.
Fidati.
E dimmi di sì.
pesantemente
chiusa
nei tuoi
turbolenti pensieri
mi duole
come un masso
che schiacciandomi il petto
mi impedisce il respiro.
Vorrei raccontarti
la leggerezza
ma conosco
il peso anch’io
e so che quando
è troppo
ci risulta quasi
impossibile
vedere al di là
del nostro oggi
faticoso e lento.
Ma ci sono luci
e colori
oltre le barriere
e le montagne
oltre i limiti
che ci vengono imposti
e che ci imponiamo.
Ci sono fiori meravigliosi
e profumi
e c’è vita.
C’è ancora vita
rinnovata e rinnovabile.
Torneranno
la calma
il sorriso
le mani da stringere.
Tornerà l’ansia di fare
la voglia d’amare
torneranno gli abbracci.
Tutto tornerà
come sempre torna
l’imprescindibile
si rinnova la magia
riaffiora il sogno.
Sono attimi
questi
e sono già proiettati
verso altri momenti.
Il tutto sta già cambiando
e dopo dovrai solo
lasciare entrare
la luce
farla crescere
e prendere fiato.
Sarà cosi.
Fidati.
E dimmi di sì.
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